Friday, February 09, 2018

Napoli.

Diego, tu che ne pensi?
Sala Ichos.
Napoli è una di quelle città delle quali non sai mai se apprezzi di più la bellezza degli scorci naturali che puoi trovarci; la straordinaria varietà di monumenti e opere artistiche di valore; la schiettezza, il sorriso, la simpatia e l’accoglienza dei suoi abitanti o la prelibatezza della sua cucina. Ammetto che, in tutta onestà, la competizione tra questi suoi aspetti rimane viva e difficile da risolvere, seppure la fame atavica degli attori, che in quanto tale ci perseguita da sempre, tenderebbe a far risaltare la vittoria della tavola imbandita. Forse per questo non vi parlerò del Cristo velato (anche perché sarebbe difficile una volta rimasto senza parole vedendolo), ma vi parlerò della pizza mangiata in via dei Tribunali (margherita), ma anche di quella mangiata da asporto a casa (salsiccia e friarielli), del caffè bevuto in un bar con i capelli di Maradona esposti in una teca, della sfogliatella gustata passeggiando nei dintorni di Santa Chiara, delle superbe torte salate mangiate da Rossella, dell’irripetibile pasta al ragù napoletano di Teresa, con tanto di secondo di carne e friarielli, della pasta al forno di Pippo e del vino che ha aiutato tutte queste cose a trovare la via dello stomaco. Vi parlerò anche di un posto che si chiama “Il ritrovo dei sapori”, di fronte alla stazione centrale, dove ho acquistato una mozzarella (da mezzo chilo) e una provola (da un chilo e mezzo) memorabili. Infine, per espiare, vi farò una confessione. Non avevo mai letto un libro di Erri De Luca. Mi ero ripromesso di leggerne uno, specie dopo le vicissitudini che l’autore ha dovuto subire, legate alla TAV. Se non ne sapete nulla cercatelo in google. Quale posto migliore di Napoli, per acquistare un libro di Erri De Luca? Ho dato un’occhiata veloce ai titoli e ho avuto pochi dubbi. “Il giorno prima della felicità”. Preso. Letto. Piaciuto. E resto fermamente convinto che l’autore si riferisce al giorno prima di tornare a Napoli. 
Sala Ichos.

Chiara, un pensiero sulla città?
Siamo tre giorni in tournée a Napoli. Siamo in scena con ESODO pentateuco #2 dagli amici di Sala Teatro Ichos, a San Giovanni a Teduccio. 
Mi pungola l'amara consapevolezza che non riuscirò ad assaggiare tutto quello che vorrei, ma la vita è così, se ne fugge via lasciandoti con l'acquolina in bocca. E poi so già che presto qui ci torneremo, il Progetto Pentateuco ha altri quattro titoli.
L'unica speranza che nutro, nel fondo del cuoricino, è di riuscire a carpire almeno uno dei segreti custoditi golosamente da questa città. La domanda è sempre la stessa, "come si fa?". Come si fa il caffé? Come si fa la pasta patate e provola? Come si fa la pizza? Come si fa la pastiera? Come si fa il ragù? Come si fa? Come si fa? Come si fa?
Beh. Una risposta ora ce l'ho.
Sala Ichos.
"Si scalda."
Si scalda la mozzarella.
Si scalda la provola.
Si scalda il tarallo.
Si scalda la sfogliatella.
Si scalda il casatiello.
E ora anche il mio cuoricino.

Margherita, tu che non c'eri, cosa vuoi dire?
#vedinapoliepomuori
E quindi, per evitare che si avveri, a Napoli non ci sono mai stata. Se non 35 minuti quella volta che andavo al matrimonio di Zio a Sorrento. Abbiamo fatto concentramento lì con tutti i parenti del nord e ci siamo spostati a Palma Campania in pullman proprio come la tifoseria di una squadra di calcio. Solo, con le chitarre, perché dovevamo fare la controserenata con Iannacci alla sposa.
Insomma, ci sono passata ma con gli occhi chiusi. Neanche il tempo di una sfogliatella!
E quindi ora perché dovrei desiderare di essere lì? Perché dovrei voler rischiare il tutto per tutto? 
Per il tarallo. 
Il tarallo napoletano con una birra fresca, questo è tutto ciò che desidero, ora lo so.
Sono due ore che li aspetto in stazione, devo aiutarli con lo scarico della scenografia a Manifattura K. Devo aspettarli, devo accompagnarli a Manifattura K. sfidando il traffico delle 18 in uscita da Milano, devo aiutare a scaricare e mettere tutto in magazzino. 
Solo allora potrò allungare una mano tremante e pretendere ciò che mi spetta.
Il tarallo.
Me l'hanno promesso.
Sarà mio.

Stefano, tu a Napoli sei "in prestito" (da Karakorum Teatro), hai un'ultima considerazione da fare?
Burp.

Wednesday, December 27, 2017

Oroscopo di viaggio.

di Chiara Boscaro
C'è chi parla d'amore, di salute, di lavoro, chi tira fuori i tarocchi e chi scomoda i fondi di caffè. Noi de La Confraternita del Chianti, che siamo degli irrequieti, tiriamo fuori la mappa e decidiamo dove mettere le bandierine. Nel nostro futuro ci sono la Croazia, il Portogallo, la Spagna e la Francia. E nel tuo?

Ariete
Destinazione: Roma
Il 2018 ha in serbo per te grandi orizzonti e carciofi fritti. Spelacchio non ce l'ha fatta ad attendere il tuo arrivo, ma tutto il resto rimarrà inalterato. Anche la linea C della metropolitana. C'è gente che ha comprato casa che gli dicevano che la metro passava proprio lì sotto, e ha fatto in tempo a mandare i figli all'università. All'estero, che un low cost gli costa meno del taxi.

Toro
Destinazione: Bucarest
La Piccola Parigi, il conte Vlad, le grandi foreste, la Transilvania, il misticismo dell'Est, una lingua che tu non capisci, ma loro capiscono te. L'anno nuovo ti condurrà verso mete che non ti aspetti e che ti sorprenderanno. 
D'altra parte, mica lo sapevi che il miglior pollo è il maiale?

Gemelli
Destinazione: Napoli
Sì, lo sappiamo che c'hai lo sdoppiamento di personalità, i dubbi esistenziali e il delirio di onnipotenza che si alterna allo sconforto più nero, ma ci hai mai pensato che Napoli è la città per te? Il mare e il vulcano, il Vomero e gli ossari sotterranei, la spazzatura e il Cristo Velato, la pizza e i friarielli. Sta' senza pensier.

Cancro
Destinazione: Fiume/Rijeka
Supera i tuoi limiti e i tuoi confini orientali. Comincia da qui, esci dalla comfort zone e mettiti ad esplorare, a volte le cose non corrispondono alle etichette. A volte puoi concederti un'aspettativa non realizzata, una sorpresa, una benvenuta malinconia o un insperato deliquio asburgico. Ah, il fascino discreto della borghesia...

Leone
Destinazione: Budapest
Non pensare a Wes Anderson. Non pensare ai colorini pastello. Qui c'è il verde profondo del Danubio, il nero dei contrasti, l'oro di un Parlamento che sembra gotico e poi è solo nostalgico. Pensa al liberty delle terme. Pensa a una lingua incomprensibile e misteriosa. Pensa al gulasch e alla Guerra Fredda. Ce li vedi, i colorini pastello?

Vergine
Destinazione: Parigi
Tutti sanno tutto di Parigi. Ma Parigi sa tutto di te?

Bilancia
Destinazione: Bergamo Alta
A volte, per vedere davvero le cose bisogna guardarle dall'alto, possibilmente dopo una polenta fumante. Dall'alto le cose si mettono in prospettiva, il quadro si arricchisce, la polenta ammorbidisce gli spigoli e pure i colori ci guadagnano.

Scorpione
Destinazione: Londra
Sii un po' swinging. Riempi il trolley, non fidarti dei londoners che vanno in giro in infradito pure a zero gradi, recupera un ombrello e preparati a sentirti spiazzato. I teatri dove si beve, i musei dove ci si perde, il caffè nel bicchierone e le grigliate in giardino. E tu pensi di parlare in inglese, ma forse sono loro quelli che non lo parlano. Dove comincia una città?

Sagittario
Destinazione: Torino
Il tuo compito per l'anno nuovo è riscoprire le città quadrate. Le città si dividono in quadrate e disordinate. Nelle città quadrate le vie sono parallele e gli incroci sono incroci, e questo si legge negli occhi di chi le abita. Per un abitante delle città quadrate è impossibile perdersi, per gli stranieri è impensabile ritrovarsi, ma forse neanche lo desiderano.

Capricorno
Destinazione: Brescia
Brescia ha un teatro romano, lo sapevi? Brescia ha un castello, una loggia, un bellissimo quartiere multietnico e tante, tantissime chiese. Brescia a volte sembra che ha il mare, a volte sembra che ha la montagna. A volte sembra, a volte sorprende, a volte è. A volte bisognerebbe inventarla.

Acquario
Destinazione: Pessano con Bornago
Quel cielo di Lombardia, com'è bello quando è bello, così splendido, così in pace. Che lo sguardo si sazia fino alle Alpi, e un po' si spaura. E poi c'è Manifattura K., e un paio di gelaterie mica male, e un ex casinò, e un passaggio segreto che sbuca al cimitero, e l'abbiamo già detto che c'è Manifattura K.?

Pesci
Destinazione: Barcellona
Scappa. Scappa dal lavoro, scappa dalla routine, scappa dall'Italia. Scappa in un posto accogliente, scappa in un posto complicato, scappa in un posto col mare. Scappa più veloce che puoi, perditi in una festa del barrio, ubriacati, aspetta l'alba in spiaggia. Limona. Soprattutto limona. 

Friday, December 08, 2017

Policoro.

di Chiara Boscaro

La piana.
Siamo nell'ambito dei viaggi epici, di quelli che al cinema ci farebbero un road movie. Siamo in due sulla Chiantimobile, dietro abbiamo una tenda Quechua di quelle che si montano in un minuto e la scenografia di GENESI pentateuco #1. La destinazione è Policoro, Basilicata. Abbiamo 1989,6 km davanti a noi. In statale. 

Giorno 1
Per un centinaio di chilometri seguiamo il navigatore della macchina, poi ci accorgiamo che non è aggiornato e ci sta portando in Romania. Torniamo indietro e ci affidiamo a Google Maps. Da qui in poi, tra i due aggeggi sarà un duello senza esclusione di colpi. 
La Pianura Padana si srotola sonnacchiosa davanti a noi, tra campi di mais, capannoni, capannoni, campi di mais, "ah guarda una cascina abbandonata potremmo farci il nostro teatro", capannoni, trattorie da camionisti, ipermercati, il labirinto più grande del mondo, la terra delle tigelle e poi tutte le cinquanta sfumature di piadina tra i lidi ferraresi e le Marche (confessiamo di preferire la marchigiana). E poi, il mare.
La sera ci accoglie un posto magico, un campeggio sul promontorio, frequentato solo da olandesi e, soprattutto, silenzioso. Si chiama Camping Paradiso, i nomi non sono mai casuali.

Giorno 2
Ci svegliamo sotto la pineta, nel silenzio. Condividiamo i cornetti caldi e il cappuccino con i silenziosissimi bambini olandesi e senza far troppo rumore ripieghiamo la tenda lanciabile. 
Il mare.
Ripartiamo in punta di piedi e con la brezza del mattino presto, dritti verso il sud. Le case si abbassano e schiariscono, i pini marittimi diventano palme, il mare è una striscia azzurra che ci teniamo sulla sinistra. 
Ci fermiamo a mangiare un gelato a Pescara, i passanti ci consigliano la Gelateria Bibò
Prima del tavoliere facciamo sparire una cassa da sei di acqua frizzante e tre pacchi di taralli, e il Confratello Marco si dilunga sulle differenze tra frittole, pittule e pettole e sulle gioie della viabilità pugliese. 
A Policoro arriviamo che è quasi notte. Da qui in poi sarà una lunga, ininterrotta, maratona di mangiate di pesce. 
Ah, il mare non lo vedremo mai.

Giorno 3
Si lavora. E quando si lavora, si lavora. A tratti si va in piscina, o si mangiano penne con pesce spada e peperoni cruschi, ma comunque si lavora.

Giorno 4
Iniziamo la risalita. 
È una di quelle rare giornate in cui pioverebbe pure in mezzo al deserto, e il cuore della Basilicata un po' lo è, tra brulle colline e valli arse. 
Il Gargano è coronato di nubi grigiastre, l'Adriatico ribolle, i camionisti scalpitano. Passiamo il confine con la Puglia, passiamo il confine con il Molise (sì, esiste) e ci fermiamo a Termoli per un trancio di tonno alla griglia da Recchi Fish, ottimo self-service di mare con cucina a vista. 
Procediamo, a ogni angolo un nuovo manifesto gareggia col Circo Orfei nell'attirare l'occhio dell'autista distratto e lusingarlo con sagre e feste in collina. 
Il sud.
La collina qui è bella e quasi selvaggia, si allunga tra castelli e borghi fino ai Monti Sibillini.
La sera ci fermiamo in un campeggio a Cupra Marittima. Si chiama Led Zeppelin, e in mezzo non ci scorre il fiume, ma il Frecciarossa.

Giorno 5
Ci sveglia l'espresso delle 8.10. È domenica, è giornata di partenze e non solo per noi. 
Giacche a vento colorate, ombrelloni decapitati e camper solitari in attesa di tempi migliori. 
Ci mancano 497,3 chilometri fino a casa, il bonus piadina ce lo giochiamo a Riccione e poi via, verso la piana. 
Anche stavolta, come ogni volta che passiamo davanti all'indicazione per Cavriago (RE), siamo tentati da una deviazione verso Piazza Lenin e il busto cantato dagli Offlaga Disco Pax, ma rimandiamo. 
La tempesta di ieri ha lasciato una nota di verde nel paesaggio, dopo il Po lascia il posto all'acciaio di capannoni e ciminiere, ma rimane nell'aria. 
La Chiantimobile trabocca di chiacchiere, briciole e bottiglie di plastica accartocciate. Abbiamo le gambe un po' anchilosate, ma ormai siamo a casa, c'è da scaricare.

Tuesday, November 14, 2017

Fiume/Rijeka.

di Chiara Boscaro

La Torre Civica.
Ovvero il secondo giorno di ombrellone dei 6/7 totali nell'estate dei Confratelli Chiara e Marco
Fiume o Rijeka è il terzo vertice della penisola istriana, venendo dall'Italia e considerando come primi due Trieste e Pola/Pula, o il primo vertice venendo dalla Croazia e considerando come ultimi due Pola/Pula e Trieste.
Fiume/Rijeka ha circa 170000 abitanti, è la terza città della Croazia e affaccia sull'Adriatico, e più precisamente sul Golfo del Quarnaro/Kvarner. Di fronte ha le isole di Cres, Lošinj, Krk e Rab. 
Le origini sono romane, nel frattempo di qui sono passate Ungheria, Austria, Italia, Jugoslavia e Croazia, ma sempre l'identità della città è rimasta quella di un porto, porto che nel 2020 sarà Capitale Europea della Cultura
L'atmosfera architettonica del centro è piuttosto asburgica, con la Torre Civica  (ora di nuovo sormontata dalla storica aquila bicipite) e il Teatro Nazionale Ivan de Zajc, dove ha sede anche il Dramma Italiano di Fiume, primo teatro stabile italiano e unico fuori dal nostro Paese. 
Il Teatro Ivan de Zajc.
Il sotto della città è attraversato da bunker della guerra, il sopra si srotola lungo il Korzo e poi su, verso il Castello. 
Qui tradizionali sono il fritto di calamari, il Carnevale e gli scampanatori. 
Qui ci sono diverse spiagge, raggiungibili anche a piedi, ma si preferisce la storica stazione balneare di Abbazia/Opatija, storica dopo che un patrizio fiumano ci ha costruito la villa al mare (Villa Angiolina) e l'Austriaca Società delle Ferrovie del Sud ha fiutato l'affare tirando su, nel 1884, l'Hotel Quarnaro/Kvarner, primo di una serie di eleganti edifici adibiti alla ricreazione dei ricchi asburgici. 
Gli stabilimenti balneari sono sciccosissimi e silenziosi: quando ci presentiamo con i nostri burek del supermercato (unti e meravigliosi) un po' temiamo il peggio, ma i prezzi sono abbordabili e ci lasciamo irretire dal fascino discreto della borghesia. 
Abbazia/Opatja.
Sdraio con materasso, accappatoio personale, passerella di legno per non incappare negli insidiosi sassetti ustionanti, camerieri che servono birre artigianali direttamente sotto l'ombrellone e, nel frattempo, appena dietro di noi l'orchestra del Teatro Ivan de Zajc prova l'opera lirica in allestimento nell'arena all'aperto. 
Insomma, il paradiso con quella puntina in più di ebbrezza alcolica mattutina a rendere il tutto più morbido e sfocato. 
Accanto a noi, un satrapo russo e una ex-modella brasiliana che cambia costume tre volte e fa sparire altrettante bottiglie di bianco.
Il rientro a Fiume/Rijeka è in corriera, giusto per tornare alla realtà tra famiglie con la borsa frigo e aspiranti rampanti che non hanno abbastanza soldi per proseguire la serata. Non ci resta che consolarci con un brodetto. E la Konoba Feral è proprio il posto giusto. Pesce freschissimo, ottimi prezzi e servizio spartano all'aperto.


Wednesday, October 25, 2017

Garbagna.

di Chiara Boscaro

Tramonto a Garbagna.
È autunno, le castagne sfrigolano sul fuoco e un buon bicchiere di vino ci riscalda a fine giornata. E allora perché non concederci un bagnetto nei ricordi dell'estate? A Garbagna siamo stati a luglio, era il tempo del Borgo delle Storie, un festival piccolo e prezioso curato da Allegra De Mandato, Emanuele Arrigazzi e Luciana Rota. Garbagna ha 689 abitanti ed è Uno dei Borghi più Belli d'Italia, lo dice il cartello all'ingresso del paese. Pare abbia fatto parte dei "Sette feudi imperiali" concessi dall'imperatore Carlo V all'ammiraglio Andrea Doria nel 1568 (ma nel 1568 Andrea Doria era morto da otto anni e Carlo V da dieci). 
Ci troviamo in provincia di Alessandria, nei pressi di Tortona, tra dolci colline e dolci frutteti (la Sagra della Ciliegia qui la fanno da più di cinquant'anni). Vicino è ancora Uno dei Borghi più Belli d'Italia, Volpedo. Quello di Pellizza da Volpedo. Quello del "Quarto Stato". 
Al centro di Garbagna c'è una piazza, e al centro della piazza ci sono quattro grandi ippocastani piantati nel 1853. Al centro di questi vi è un arco, memoria di un’antica fonte d’acqua, da cui si approvvigionava tutta la popolazione.

A lato della Chiesa Parrocchiale, però, si trova la piazza più antica, più nota come "a piassa da l'urmu", la 'piazza dell'olmo', dove un tempo sorgeva un un olmo secolare, testimone di tanta storia paesana. Era proprio in "platea sub ulmo" - come si legge negli antichi statuti medievali - che si sottoscrivevano accordi, si concedevano investiture e si facevano transazioni. 

Non voltarti indietro.
Questa edizione del Festival è dedicata alla Frontiera Invisibile. Per citare Baumann,“Le frontiere, materiali o mentali, di calce e mattoni o simboliche, sono a volte dei campi di battaglia, ma sono anche dei workshop creativi dell’arte del vivere insieme, dei terreni in cui vengono gettati e germogliano (consapevolmente o meno) i semi di forme future di umanità”

Ci hanno chiesto di portare Non voltarti indietro, un lavoro in cui la frontiera è una porta bianca che separa una lei, un lui e tanti non detti terribili. Lo spettacolo lo faremo in una piccola piazza, tra case silenziose e la minaccia di un temporale incombente dopo troppi mesi di siccità (non è una metafora). Ma non c'è solo questo, qui il paese vuole diventare un teatro a cielo aperto, con racconti d’autore, spettacoli itineranti, spettacoli per famiglie e teatro più attento alla ricerca.
E il mangiare?
Per il mangiare c'è veramente l'imbarazzo della scelta, ma i nostri ospiti ci portano al Ristorante Il Caminetto. E non abbiamo davvero di che lamentarci.


Wednesday, September 06, 2017

Tra Abruzzo e Marche.

Sagra del cinghiale
Naturalmente a Fossacesia
Sagra della triglia e del pesce fritto
Festa degli arrosticini - Centro Commerciale Universo
Sagra del pesto casolano, dell'anguilla e del baccalà
Sagra degli arrosticini e del formaggio pecorino
45° sagra della porchetta italica
Sagra di Torano Nuovo
Abruzzo Irish Festival
Templaria Festival
Saga del porcino e del cinghiale

Abbuffata di pesce
Pranzo spettacolo di ferragosto
Festa popolare via dei Tigli 
Palio del barone
Eros adriatica
Sagra del porcino e del cinghiale
Porcofestival
Città Medioevo - Carnevale
Maialata in piazza
Sagra del cinghiale 
Sagra delle pappardelle di farro al ragù di cinghiale e... Stinco di maiale
Sagra de lu bucculotte cu lu crastate 
Sagra della salsiccia alla brace
Festival pizza DOC napoletana - Fermo
Festival del peperoncino
Festa del vino

Sagra de la respella 
Sagra delle cozze
Sagra delle lumache nostrane e spiedini (abbinata alla sagra del coniglio alla cacciatora)
Montagne di birra
Sagra dei maccheroncini di Campofilone
Sagra della polenta con le vongole 
Sagra delle frittelle
Sagra della cacciannanz e pennette s. Andrea 
Sagra degli gnocchi
Sagra delle tagliatelle alla boscaiola 


Sagra dello gnocco e del pesce fritto salsicce e braciole
Sagra della crispella e delle mezze maniche al tartufo 
La passera... 'Mbriaca 
Sagra dei vincisgrassi
Festival mondiale delle olive all'ascolana
Sagra delle tagliatelle ai frutti di mare e pesce fritto
Sagra bistecca spiedino castrato
Sagra della grigliata
Stornelli marchigiani e bistecche sotto le stelle 
Birra d'augusto

Wednesday, July 05, 2017

Genova.

di Chiara Boscaro

Bogliasco.
Lo ammetto. Io sottoscritta, consorella Chiara, sono visceralmente innamorata degli acquari. Grandi, piccoli, d'acqua dolce e salata, quasi pozzanghere o enormi tunnel trasparenti. Sarà colpa del periodo di servizio civile in un parco naturale pieno di laghetti, sarà che in casa ce n'è sempre stato uno, sarà che il blu è un colore che mi affascina, sarà che il corso di sub non è stato proprio un successone, ma all'Acquario di Genova stavolta ci volevo proprio andare. E invece no. Non si può. Una promessa è una promessa, sarà per la prossima volta.
Siamo a Genova per il 19° SUQ Festival, co-produttore e sede del debutto nazionale di DEUTERONOMIO pentateuco #5. Il tema, quest'anno, è "Il viaggio e la sosta" e l'ultimo monologo del progetto Pentateuco, dopo tre anni di studio matto e disperato, vedrà la luce su una delle terrazze del Museo Luzzati a Porta Siberia. All'arrivo il SUQ ci accoglie come un'oasi d'ombra in uno dei pomeriggi più caldi di sempre, tra spezie, cucine d'ogni angolo del mondo, tappeti e meravigliosi progetti, un'isola di colori tra il bianco del Porto Antico e il torpore dell'acqua.
Il Museo Luzzati.
Il SUQ è il posto giusto per chiudere (e rilanciare) il progetto Pentateuco. Genova è la città giusta, con i suoi vicoli, il suo viavai, le sue contraddizioni. Non sarà una fine, solo una sosta prima di continuare il nostro viaggio. Carla, Rosalba, Elisa, Marco, Alberto... tutta l'organizzazione del festival ci coccola. La sera mangiamo tra le bancarelle del SUQ, provando piatti da mezzo mondo: Messico, Senegal, India... Marco e Giovanni si concedono anche un piatto di Stroncatura Calabrese – si chiama davvero così – ma questa è un'altra storia.
Al festival ci sono anche i nostri amici del Teatro dei Borgia che presentano la loro Medea. Lo spettacolo si svolge su un furgone per 7 spettatori per volta. Tutti ci dicono che è bellissimo, ma noi  - come al solito – non abbiamo prenotato e non riusciamo a vederlo. Per fortuna lo spettacolo sta girando e ci sarà modo di intercettarlo in giro per l'Italia. Recuperiamo con una cena insieme parlando di teatro, di complanari, di controviali e della provincia di Barletta, Andria e Trani, detta anche BATPROVINCIA (questa è di Marco, si sappia che io mi dissocio).
Altarini.
A dormire siamo in un posto molto carino a due passi dal porto. The hostel – Abbey, si chiama. Frequentato perlopiù da backpackers impegnati in Grand Tour di ottocentesca memoria. Accogliente, economico, cucina attrezzata e staff molto gentile che ci consiglia la spiaggia più vicina dove passare un paio d'ore a mollo tra una replica e l'altra. Dove? A Bogliasco, 20 minuti di treno dalla stazione di Genova Principe. E la caletta merita,  anche se nel weekend deve trasformarsi in una vera bolgia infernale. Della città invece non facciamo in tempo a vedere molto, siamo troppo impegnati a recuperare pezzi di attrezzatura che puntualmente dimentichiamo in ostello. E pensare che è lo spettacolo scenicamente più semplice del progetto... 
Però, tra un passaggio e l'altro, riusciamo a stupirci davanti al Neptune, il galeone attraccato al porto. Nei precedenti passaggi genovesi l'abbiamo sempre snobbato un po', ma il confratello Giovanni ci rivela che è quello utilizzato nel film Pirati di Roman Polanski: rimane una carnevalata un po' kitsch, ma con una storia da raccontare... la nascita in Tunisia, le riprese del film, l'approdo trionfale al Festival di Cannes nell''86, il riciclo come set per una serie televisiva su Peter Pan e ora la pensione (e verniciatura) dorata...
E poi... poi c'è la focaccia. E il cous cous. E i pasticcini libanesi. E il mafé senegalese. E lo zenzero. E la birra. E la musica. E il teatro. E la sosta. E il viaggio che riprende.
A presto, SUQ Festival!